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Spluga tra storia e mito

 Alla ricerca delle origini Celtiche 

testo a cura di ELENA PREDA
 
Sin dall’antichità, la Valle Spluga è stata un territorio di passaggio per le tante popolazioni nomadi che, dal nord, si spostavano verso l’area del Mediterraneo. Le Alpi non sono mai state un bastione invalicabile ma, anzi, sono state interessate da insediamenti umani sin dal momento in cui, al termine delle ultime glaciazioni, il ghiaccio cominciò a ritirarsi.

Tra i 12.000 e i 10.000 anni fa la vegetazione aveva già ricoperto il territorio della Valle Spluga e, a quel punto, l’uomo iniziò a popolare le montagne. La popolazione dei Celti aveva avuto origine in area nordeuropea ma, trattandosi di un popolo mobile, durante l’età del ferro si stanziò anche lungo l’arco alpino. La presenza Celtica nella valle dello Spluga è riscontrabile grazie a evidenze archeologiche e alla toponomastica, vale a dire lo studio dei nomi di luogo, che aiuta a individuare le civiltà e le culture che li hanno abitati. Nello specifico, uno dei
più antichi toponimi legati alla comunità di Campodolcino è Tarvessedum, un termine di origine nordica che indica un “carro trainato da buoi”, probabilmente necessario per poter raggiungere la zona. L’area dell’abitato è stata così denominata nella Tabula Peutingeriana, una vera e propria mappa stradale di origine romana, conosciuta grazie a una copia più tarda.
 
Qui sono indicate tutte le vie di comunicazione dell’Impero romano e i nomi dei siti geografici di riferimento. I termini citati dimostrano una più antica presenza celtica, che ha lasciato un segno di tipo linguistico. La popolazione celtica portò con sé un tipo di religione pagana, profondamente legata alla natura: dei, uomini, animali, la flora e tutti gli elementi che costituiscono la materia convivono sullo stesso piano e interagiscono gli uni con gli altri continuamente. I rituali erano strettamente connessi al variare delle stagioni e al cambiamento che la vegetazione subisce durante il corso dell’anno.

Alcune tradizioni locali che tuttora interessano la zona rivelano un profondo legame con l’ambiente naturale che ci circonda. Non è detto che siano anch’esse un’antichissima testimonianza delle genti che, decine di secoli fa, sono transitate per le nostre valli. È il caso dei fuochi che annualmente si organizzano il quindici di agosto, durante la festa dedicata all’Assunzione della Vergine. Un’antica presenza di questa civiltà potrebbe essere riscontrata nel formaggio Bitto, in quanto i Celti conoscevano bene l’arte della produzione casearia.

Anche per questo la cultura Celtica sarà celebrata proprio a Campodolcino in occasione del festival Spluga Celtico il 6 e 7 luglio attraverso musica, danze e spettacoli.






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